5a Conferenza Nazionale sulle Droghe -  Trieste 12/14 marzo 2009

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Costa: Bene il lavoro di contrasto al traffico e di riduzione del consumo a livello globale

Il "treno impazzito della tossicodipendenza" ha rallentato, ma non si e' ancora fermato. Bene il lavoro di contrasto al traffico e di riduzione del consumo a livello globale, male la riduzione dell'impatto della droga su sicurezza e sviluppo. È solo parzialmente positivo, dunque, il bilancio di Antonio Maria Costa, direttore dell'Unodc (United Nations office on drugs and crime), nella sessione conclusiva della quinta Conferenza nazionale sulle droghe di Trieste. Bisogna ora guardare al futuro con rinnovato impegno in un'ottica di rete e tenendo presente che "la persona tossicodipendente non e' il risultato di scelte di vita devianti, ma e' l'esito di un percorso pato-genetico come ogni altra malattia, che va curata".

La droga nel mondo: a che punto siamo? "Sul lato dell'offerta il nostro progresso non e' indifferente: un secolo fa si producevano piu' di 40 mila tonnellate di oppio soprattutto in Cina e India, mentre ora la quantita' e' scesa a 10 mila tonnellate, il 98% delle quali proviene dall'Afghanistan- spiega Costa- Negli ultimi dieci anni abbiamo imparato come ridurre la produzione attraverso il controllo del territorio e la promozione
dello sviluppo rurale. Ma c'e' ancora molto da fare: ogni anno siamo di fronte a mille tonnellate di eroina, marjuana, hashish e altre sostanze". Il lato della domanda, invece, e' stazionario dal 2003, con nazioni piu' virtuose e altre meno.

La cocaina registra un forte calo in Usa ma sale da quest'altra parte dell'oceano, dove invece scende
l'eroina che cresce pero' a Est. "Centomila persone muoiono ogni anno nel mondo per l'oppio afgano. Dal 1998- osserva il direttore dell'Unodc- abbiamo appreso come si puo' contrastare la droga: con maggiori risorse alla prevenzione e con una terapia integrata ad altre misure per la tutela della salute pubblica. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo capito che la tossicodipendenza e' una malattia e che la salute pubblica deve essere rimessa al centro delle politiche antidroga, approccio riconosciuto dall'Onu". Da qui si riparta, "con l'obiettivo di assistere i tossicodipendenti in tutta loro storia, mai rinunciando al recupero fisico, psichico e globale".

Ma la nuova sfida che bisogna cogliere e' quella di offrire delle alternative valide alle popolazioni urbane marginalizzate, che devono essere attirate dentro e non fuori la legalita', perche' "la guerra si vincera' o si perdera' nelle citta'".

L'esperienza fatta fin qui insegna anche che si deve lavorare a livello internazionale: "La droga non si ferma alle frontiere e i governi devono imparare a fare lo stesso. A livello statale bisogna promuovere la legalita' usando le convenzioni Onu, concepite- conclude Costa- per combattere le mafie che trafficano stupefacenti come esseri umani e armi. Gli stati pero' finora non prendono seriamente queste convenzioni ed e' un errore che stiamo pagando in termini di criminalita' crescente".


Agenzia DIRE

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